LA TERRA NON SI VENDE. SI COLTIVA E SI DIFENDE!

Zacate Grande, un lembo di terra circondato dal mare del golfo di Fonseca, tra Nicaragua e El Salvador, resiste alla espropriazione illecita. Oltre dieci comunità soffrono violenze e sfollamenti illegali, oltre il divieto alla basilare soppravivenza. Ecco il racconto di una delegazione di osservatori internazionali in missione per conoscere la realtà del Movimiento de Recuperación y Titulación de Tierras.


“Almeno 5mila persone che abitano la penisola di Zacate Grande, una porzione di terra circondata dalle acque del Golfo de Fonseca nel sud dell'Honduras, vivono momenti di angustia essendo stati spogliati del proprio unico mezzo di sussistenza, la terra”.


La denuncia del Cofadeh, il Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos en Honduras, è il risultato di una visita di inizio giugno ai pescatori di Zacate Grande. Le comunità che abitano la regione da oltre novant'anni solo di recente sono state costrette a trasformarsi anche in agricoltori, “perché -come spiega Danilo Corrales, uno di loro- non possiamo più vivere di pesca, che è rachitica”. Zacate Grande lotta dall'arrivo nella penisola, all'inizio degli anni Novanta, dei ricchissimi honduregni riuniti nel Club de Coyolito. Tra loro, ci sono l'ex presidente Rafael Leonardo Callejas e gli imprenditori Miguel Facussé e Freddy Nasser, suo genero, che si sono accaparrati le terre migliori, distrutto ettari di mangrovie ed avviato il commerci o di meloni e gamberi. In una lettera indirizzata a Facussé nel maggio del 2004, il Movimiento de Recuperación y Titulación de Tierras de Zacate Grande “ricorda” all'imprenditore che per loro è diventato impossibile pescare nelle acque di isla Tigritos, “perché lei ci proibisce di entrare schierando gente armata”, e -più in generale- l'accesso al mare, “perché lei lo sta circondando con una pontile di cemento che ci impedisce l'ingresso”.


Oggi, però, riprende la denuncia del Cofadeh, “l'imprenditore Miguel Facussé e suo genero Fredy Nasser si sono presi il compito di recintare centinaia di manzanas di terra, dove una decina di comunità che prima vivevano di pesca ora coltivano mais e fagioli necessari per sostenere le proprie famiglie”.
L'ultimo attacco alle rivendicazioni del Movimiento de Recuperación y Titulación de Tierras è quello portato da una giudice del municipio di Amapala, nel cui territorio ricade Zacate Grande: a fine maggio ha proibito a 31 residenti e dirigenti di Zacate Grande di avvicinarsi alle proprie terre e alle lagune dove pescano gamberi, perché l'imprenditore Miguel Facussé gli ha accusati di depredare i boschi e di usurpare le terre. L'offensiva di Facussé e del Club del Coyolito è andata avanti per tutto il mese di maggio, come denunciato dal Movimiento in un comunicato reso pubblico il giorno 13 maggio: “Il 5 maggio agenti della Direzione d'investigazione del crimine (Dgic) hanno catturato il compagno Anastasio Bonilla nella comunità di Los Langues, accusandolo di un delitto commesso nella città di Tela, nel dipartimento di Atlantida. Don Anastasio, nei suoi settant'anni, non è mai stato in quella città. La cattura è avvenuta con modalità simili a quelle dei sequestri che si praticavano negli anni Ottanta. Il 7 maggio, invece, cinque sconosciuti hanno assassinato a sangue freddo, al benzinaio Puma de San Lorenzo, il compagno José Gabino Castro, membro attivo del movimento e di una famiglia che partecipa attivamente alla lotta per il recupero e la 'titolazione' delle terre”.


Alla richiesta di appoggio del Movimiento di Zacate Grande, il Collettivo Italia-Centro America, ha risposto inviando una delegazione di osservatori internazionali . Dopo essersi riuniti con i membri delle comunità, hanno denunciato “ le autorità della Repubblica dell'Honduras, per non difendere i diritti fondamentali dei proprio cittadini più bisognosi”. In particolare, ricorda il Cica nel proprio documento, anche “il riconoscimento di una parte del territorio della penisola di Zacate Grande come Riserva naturale e area protetta non risponde ad esigenza di salvaguardia ambientale ma agli interessi economici e politici di una delle persone più ricche e potenti dell'Honduras e dell'intera America Centrale, Miguel Facussé Barjum. Il riconoscimento, infatti, significa che la popolazione locale non può più sostenersi con la pesca e l'agricoltura, né utilizzare la legna secca per cucinare. Inoltre, la nuova Legge forestale dello Stato prevedere che seminare mais dentro un area protetta è un delitto che può esser punito con una pena dai 9 ai 12 anni di carcere”.

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